A fighter for freedom and justice from Palestine, Gaza.

“Godono di spezzare i cuori delle madri sui loro figli”: Gaza piange la madre di un detenuto – di Shahd Abusalama

PS: My Italian friend Angela Bernardini translated my latest article about Aisha Islieh to Italian! Grateful for her, I decided to share her translation on my blog for my Italian audience!

“I detenuti passano la loro detenzione in attesa delle visite delle loro famiglie” papà ha detto una volta, ricordando che i servizi carcerari israeliani IPS lo punirono negandogli le visite dei familiari durante i suoi 15 anni di reclusione. “Nonostante tutta la sofferenza e l’umiliazione legate alle loro procedure, le visite dei familiari sono importanti per i prigionieri, come l’aria che respiriamo”.

Dopo la cattura di Gilad Shalid nel giugno 2006, Israele ha punito collettivamente i prigionieri politici palestinesi provenienti da Gaza, vietando le visite dei familiari, uno dei loro diritti fondamentali e una linea di vita tra i detenuti e le loro famiglie. “Secondo il diritto umanitario internazionale, le autorità israeliane hanno l’obbligo di permettere ai detenuti di ricevere visite dei familiari”, ha detto Juan Pedro Schaerer, il capo della delegazione del CICR in Israele e nei territori occupati.

La determinazione dei nostri detenuti si è dimostrata più forte dei carcerieri e dei cannoni. In cambio della fine di un mese di sciopero della fame di massa in maggio, hanno fatto rispettare a Israele la legge umanitaria internazionale e ripristinare le visite dei familiari ai detenuti della Striscia di Gaza, dopo quasi sei anni senza .

Il 16 luglio, a 48 membri di famiglie è stato finalmente permesso di vedere i loro parenti nelle carceri israeliane per la prima volta dopo la cattura di Shalit, attraverso le barriere, per 45 minuti. Tuttavia, Israele ha imposto le proprie condizioni sulle visite. Solo mogli e genitori sono stati autorizzati a visitare. I bambini dei detenuti non lo erano, “per motivi di sicurezza.” I padri devono immaginare i loro bambini che crescono senza di loro, oppure attendere i miracoli dei loro quadri di contrabbando.

Lunedi scorso, il 6 agosto, il quarto gruppo di famiglie dei detenuti si sono radunate davanti al CICR per visitare i loro parenti nel carcere di Nafha. Il giorno prima della una visita, il CICR aveva annunciato di solito i nomi dei parenti approvati.

Tra coloro che avevano ricevuto permessi c’erano i genitori del detenuto Yahya Islaih, che è stato catturato il 24 agosto 2008 e condannato a 12 anni. Sua madre di 75 anni e il padre di 80 anni arrivarono molto presto al CICR, vestiti nel pieno rispetto della tradizione e belli. Yahya non ha mai incontrato i suoi genitori dal suo arresto. Ero solita vedere a madre di Yahya, Aisha, nei sit-in tenda per i prigionieri politici. Non aveva mai mancato a una protesta, nonostante la sua età avanzata. Lunedi scorso doveva essere la sua prima riunione con il figlio in quattro anni. Ma il destino era tra di loro.

Aisha aveva respirato preghiere di gratitudine perchè era stata benedetta con un’ altra opportunità di parlare con il figlio e vederlo attraverso una barriera dopo cinque anni di separazione. Mentre era seduta nel bus, desiderando che il tempo si muovesse più velocemente, si sentì il rantolo della morte e si appoggiò sulla spalla di una donna vicina.

Più tardi, quella mattina, mentre mi stavo preparando a partire per la protesta settimanale per i prigionieri politici, ho letto la terribile notizia. Ho trovato difficile credere che questo fosse realmente accaduto. Ho pensato che abbiamo solo sentito queste storie di drammi. Ma è accaduto. Quando era così vicina a incontrare di nuovo suo figlio, è morta. La morte li separava, così come Israele ha fatto per tanto tempo.

Ho lasciato casa con le lacrime agli occhi. Quando sono arrivata alla protesta, la gente era molto tranquilla. Tutti erano in stato di shock. Ho potuto leggere il dolore in ogni occhio. Le madri dei detenuti anziani, mentre piangevano abbracciando le bandiere dei loro figli. Ognuno sembrava chiedersi: “Riusciremo a condividere il destino di Aisha?”

Tra silenzio e dolore, la madre di 75anni del detenuto Ibrahim Baroud, carcerato da 27 anni, si è alzata in piedi e ha cominciato a gridare: “Basta lacrime. Le lacrime non possono riportarla in vita! Basta pregare per la sua anima che possa riposare in pace”. La madre di Ibrahim Baroud era nel gruppo i cui familiari ottennero la prima volta il permesso di visitare i loro figli il 16 luglio. Quella era la sua prima visita a suo figlio, dopo 16 anni vietati “per ragioni di sicurezza.” “Come una madre anziana, come me, può minacciare la loro sicurezza?” ha sempre lamentato. “Sono semplicemente senza cuore e spietati, e godono di spezzare i cuori delle madri sui loro figli”.

Il mondo la biasimò quando lanciò le scarpe contro convoglio di Ban Ki-moon, quando entrò a Gaza. Era arrabbiata e delusa dal suo pregiudizio quando rifiutò di incontrare le famiglie dei prigionieri a Gaza, dopo aver ripetutamente visitato i genitori di Gilaad Shalit . Ma non sapevano quanto aveva sofferto per mano di Israele. Leggi la storia di questo incidente, quando le scarpe e pietre accolsero Ban Ki-moon a Gaza, qui.

Dopo la protesta, sono andata a salutarla. “Stai unendoti a noi per il funerale, Shahd?” chiese, ogni ruga in faccia a rivelare la sua tristezza. “Sì, nonna,” ho risposto, anche se non avessi saputo del piano. Non ero sicura se volevo andare o no. Sinceramente, temo i funerali.

Ma quando ho detto di sì, ha preso la mia mano in modo che potessi aiutarla a salire sul bus, e mi ha spinto in avanti come se percepisse la mia esitazione. “Quando l’ ho vista il suo ultimo lunedi, si è congratulata con me per aver visitato mio figlio, e sospirò sperando che il suo turno per vedere il suo sarebbe arrivato presto,” la madre di Mahmoud ha detto.

Quando siamo arrivati al funerale, abbiamo appreso che Aisha non era stata ancora sepolta. Era in una piccola sala con due porte. Era affollata di donne. Entravano una alla volta da una porta, la baciavano, pregavano per lei, e poi uscivano a sinistra attraverso un’altra porta. Guardai la scena, poi mi allontanai, cercando di rimandare il mio turno. Ho ricordato quando avevo incontrato il mio caro amico Vittorio Arrigoni per l’ultima volta, un corpo morto.

Ero in piedi accanto a una donna che era nipote di Aisha. “Yahya le scrisse una lettera, una volta, le ha chiesto di restare ferma e di sapere che lei lo avrebbe rivisto”, ha detto con le lacrime che le rigavano le guance. “Le chiese di indossare il suo vestito tradizionale palestinese, quando sarebbe andata a fargli visita di nuovo. E lei lo ha fatto. Dopo aver saputo che sarebbe andata a a trovarlo, era molto felice. Ha stirato il vestito nuovo, che aveva tenuto per il matrimonio di Yahya dopo la sua liberazione “. Scoppiò a piangere e ha continuato,” Ma lei non lo ha visitato, né avrebbe mai partecipato al suo matrimonio. “

Finalmente venne il mio turno. Sono entrata, un piede mi spingeva in avanti, l’altro all’indietro. Ho visto il suo corpo e l’ho baciata sulla fronte. Non riesco ancora a credere che l’ ho fatto. Traumatizzata, sono tornata a casa nel pomeriggio e mi sono addormentata. Non potevo sopportare di pensare a lei, né a suo figlio, che non avrebbe mai visto la madre, vivo o morto di nuovo. Mi sentivo come se volessi dormire per sempre, ma mi sono svegliata dopo dodici ore.

Per favore, pregate per l’anima di Aisha perchè riposi in pace, e per suo figlio perchè rimanga forte dietro le sbarre di Israele. La sua storia è la più chiara e amara evidenza delle sofferenze che le famiglie del nostro detenuto sopportano a causa delle violazioni di Israele dei loro diritti fondamentali e delle loro famiglie.

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“I detenuti passano la loro detenzione in attesa delle visite delle loro famiglie” papà ha detto una volta, ricordando che i servizi carcerari israeliani IPS lo punirono negandogli le visite dei familiari durante i suoi 15 anni di reclusione. “Nonostante tutta la sofferenza e l’umiliazione legate alle loro procedure, le visite dei familiari sono importanti per i prigionieri, come l’aria che respiriamo”.

Dopo la cattura di Gilad Shalid nel giugno 2006, Israele ha punito collettivamente i prigionieri politici palestinesi provenienti da Gaza, vietando le visite dei familiari, uno dei loro diritti fondamentali e una linea di vita tra i detenuti e le loro famiglie. “Secondo il diritto umanitario internazionale, le autorità israeliane hanno l’obbligo di permettere ai detenuti di ricevere visite dei familiari”, ha detto Juan Pedro Schaerer, il capo della delegazione del CICR in Israele e nei territori occupati.

La determinazione dei nostri detenuti si è dimostrata più forte dei carcerieri e dei cannoni. In cambio della fine di un mese di sciopero della fame di massa in maggio, hanno fatto rispettare a Israele la legge umanitaria internazionale e ripristinare le visite dei familiari ai detenuti della Striscia di Gaza, dopo quasi sei anni senza .

Il 16 luglio, a 48 membri di famiglie è stato finalmente permesso di vedere i loro parenti nelle carceri israeliane per la prima volta dopo la cattura di Shalit, attraverso le barriere, per 45 minuti. Tuttavia, Israele ha imposto le proprie condizioni sulle visite. Solo mogli e genitori sono stati autorizzati a visitare. I bambini dei detenuti non lo erano, “per motivi di sicurezza.” I padri devono immaginare i loro bambini che crescono senza di loro, oppure attendere i miracoli dei loro quadri di contrabbando.

Lunedi scorso, il 6 agosto, il quarto gruppo di famiglie dei detenuti si sono radunate davanti al CICR per visitare i loro parenti nel carcere di Nafha. Il giorno prima della una visita, il CICR aveva annunciato di solito i nomi dei parenti approvati.

Tra coloro che avevano ricevuto permessi c’erano i genitori del detenuto Yahya Islaih, che è stato catturato il 24 agosto 2008 e condannato a 12 anni. Sua madre di 75 anni e il padre di 80 anni arrivarono molto presto al CICR, vestiti nel pieno rispetto della tradizione e belli. Yahya non ha mai incontrato i suoi genitori dal suo arresto. Ero solita vedere a madre di Yahya, Aisha, nei sit-in tenda per i prigionieri politici. Non aveva mai mancato a una protesta, nonostante la sua età avanzata. Lunedi scorso doveva essere la sua prima riunione con il figlio in quattro anni. Ma il destino era tra di loro.

Aisha aveva respirato preghiere di gratitudine perchè era stata benedetta con un’ altra opportunità di parlare con il figlio e vederlo attraverso una barriera dopo cinque anni di separazione. Mentre era seduta nel bus, desiderando che il tempo si muovesse più velocemente, si sentì il rantolo della morte e si appoggiò sulla spalla di una donna vicina.

Più tardi, quella mattina, mentre mi stavo preparando a partire per la protesta settimanale per i prigionieri politici, ho letto la terribile notizia. Ho trovato difficile credere che questo fosse realmente accaduto. Ho pensato che abbiamo solo sentito queste storie di drammi. Ma è accaduto. Quando era così vicina a incontrare di nuovo suo figlio, è morta. La morte li separava, così come Israele ha fatto per tanto tempo.

Ho lasciato casa con le lacrime agli occhi. Quando sono arrivata alla protesta, la gente era molto tranquilla. Tutti erano in stato di shock. Ho potuto leggere il dolore in ogni occhio. Le madri dei detenuti anziani, mentre piangevano abbracciando le bandiere dei loro figli. Ognuno sembrava chiedersi: “Riusciremo a condividere il destino di Aisha?”

Tra silenzio e dolore, la madre di 75anni del detenuto Ibrahim Baroud, carcerato da 27 anni, si è alzata in piedi e ha cominciato a gridare: “Basta lacrime. Le lacrime non possono riportarla in vita! Basta pregare per la sua anima che possa riposare in pace”. La madre di Ibrahim Baroud era nel gruppo i cui familiari ottennero la prima volta il permesso di visitare i loro figli il 16 luglio. Quella era la sua prima visita a suo figlio, dopo 16 anni vietati “per ragioni di sicurezza.” “Come una madre anziana, come me, può minacciare la loro sicurezza?” ha sempre lamentato. “Sono semplicemente senza cuore e spietati, e godono di spezzare i cuori delle madri sui loro figli”.

Il mondo la biasimò quando lanciò le scarpe contro convoglio di Ban Ki-moon, quando entrò a Gaza. Era arrabbiata e delusa dal suo pregiudizio quando rifiutò di incontrare le famiglie dei prigionieri a Gaza, dopo aver ripetutamente visitato i genitori di Gilaad Shalit . Ma non sapevano quanto aveva sofferto per mano di Israele. Leggi la storia di questo incidente, quando le scarpe e pietre accolsero Ban Ki-moon a Gaza, qui.

Dopo la protesta, sono andata a salutarla. “Stai unendoti a noi per il funerale, Shahd?” chiese, ogni ruga in faccia a rivelare la sua tristezza. “Sì, nonna,” ho risposto, anche se non avessi saputo del piano. Non ero sicura se volevo andare o no. Sinceramente, temo i funerali.

Ma quando ho detto di sì, ha preso la mia mano in modo che potessi aiutarla a salire sul bus, e mi ha spinto in avanti come se percepisse la mia esitazione. “Quando l’ ho vista il suo ultimo lunedi, si è congratulata con me per aver visitato mio figlio, e sospirò sperando che il suo turno per vedere il suo sarebbe arrivato presto,” la madre di Mahmoud ha detto.

Quando siamo arrivati al funerale, abbiamo appreso che Aisha non era stata ancora sepolta. Era in una piccola sala con due porte. Era affollata di donne. Entravano una alla volta da una porta, la baciavano, pregavano per lei, e poi uscivano a sinistra attraverso un’altra porta. Guardai la scena, poi mi allontanai, cercando di rimandare il mio turno. Ho ricordato quando avevo incontrato il mio caro amico Vittorio Arrigoni per l’ultima volta, un corpo morto.

Ero in piedi accanto a una donna che era nipote di Aisha. “Yahya le scrisse una lettera, una volta, le ha chiesto di restare ferma e di sapere che lei lo avrebbe rivisto”, ha detto con le lacrime che le rigavano le guance. “Le chiese di indossare il suo vestito tradizionale palestinese, quando sarebbe andata a fargli visita di nuovo. E lei lo ha fatto. Dopo aver saputo che sarebbe andata a a trovarlo, era molto felice. Ha stirato il vestito nuovo, che aveva tenuto per il matrimonio di Yahya dopo la sua liberazione “. Scoppiò a piangere e ha continuato,” Ma lei non lo ha visitato, né avrebbe mai partecipato al suo matrimonio. “

Finalmente venne il mio turno. Sono entrata, un piede mi spingeva in avanti, l’altro all’indietro. Ho visto il suo corpo e l’ho baciata sulla fronte. Non riesco ancora a credere che l’ ho fatto. Traumatizzata, sono tornata a casa nel pomeriggio e mi sono addormentata. Non potevo sopportare di pensare a lei, né a suo figlio, che non avrebbe mai visto la madre, vivo o morto di nuovo. Mi sentivo come se volessi dormire per sempre, ma mi sono svegliata dopo dodici ore.

Per favore, pregate per l’anima di Aisha perchè riposi in pace, e per suo figlio perchè rimanga forte dietro le sbarre di Israele. La sua storia è la più chiara e amara evidenza delle sofferenze che le famiglie del nostro detenuto sopportano a causa delle violazioni di Israele dei loro diritti fondamentali e delle loro famiglie.

2 responses

  1. Speechless :(((
    Many thanks, Shadh

    Like

    August 10, 2012 at 8:49 am

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